Recensioni

ORIANA FALLACI. AMORE, VITA E MORTE NELLE SUE OPERE

 

 

A seguire recensioni di:

  • ARMANDO MANOCCHIA
  • LUIGI PIZZUTO                                 
  • EMILIO DIEDO
  • NICOLA SAFINA
  • CAROLINA MASTRANGELO
  • MONICA FLORIO
  • LUANA CECCHI
  • DANIELE MENCIASSI
  • ELIO FRANZIN
  • LUCIANO NANNI

Recensione di ARMANDO MANOCCHIA 

Nicoletta Corsalini, appassionata estimatrice di Oriana Fallaci, dopo anni di studio e approfondimento di tutte le opere della grande scrittrice e giornalista, ha tracciato in questo saggio una propria importante e preziosa analisi. Si può dunque affermare che la Corsalini, con tenacia e costanza, è riuscita a ricostruire, a estrarre e ad assemblare, dalla miriade di avvenimenti e fatti storici narrati dalla Fallaci, le caratteristiche prevalenti della sua scrittura, traendone poi e facendone emergere i temi basilari di tutta l’opera e, in modo specifico, “AMORE, VITA e MORTE”, mai trattati in precedenza con la stessa originalità. I frammenti, scelti dalla Corsalini con cura mirata, fanno parlare in prima persona Oriana Fallaci. Si individuano così i segni del suo patrimonio letterario, il palpito interiore della narrazione, il piglio ironico, pungente, a volte amaro, i sentimenti, l’amore, le passioni, le delusioni, la paura della morte e la voglia infinita di sconfiggerla, di beffarla in qualche modo. Gli aspetti più autentici delle inquietudini della scrittrice si colgono attraverso i monologhi, in cui Oriana percorre i momenti più duri e catastrofici della sua vita, lo smarrimento di fronte alla dolorosa perdita di un figlio o dell’amore, e ancora, il timore di fronte alla possibile “morte del sole” che porterebbe alla fine del genere umano. Ma non basta, mentre la Fallaci parla dei fatti più intrinseci al suo vissuto, e dunque di “amore, vita e morte”, lascia affiorare il tema della guerra sotto un profilo letterario inedito: è la sintesi della sua esperienza diretta nei territori in lotta, dove si capovolgono i valori umani e la vita si perde come un fardello inutile. Il saggio della Corsalini, dunque – che conta anche su una ricca bibliografia – abbraccia le suggestioni tematiche fondamentali di Oriana Fallaci – sull’amore, sulla vita e sulla morte – senza trascurare mai il profilo storico-letterario della scrittrice, la sua attitudine all’analisi filosofico-profetica e la fertilità inventiva, contrassegnata da momenti indimenticabili di alta liricità. Tutte caratteristiche che danno una dimensione universale all’opera Orianiana e valore a questo saggio della Corsalini.

Armando Manocchia


Recensione di LUIGI PIZZUTO (da www.santacroceonline.com, 12 maggio 2016)

NICOLETTA CORSALINI, poetessa, saggista e scrittrice di origini bonefrane, con le sue iniziative culturali puntualmente si pone all'attenzione del mondo letterario. Di recente, presso la prestigiosa Biblioteca Comunale Lazzerini di Prato, ha presentato il volume "Oriana Fallaci. Amore, vita e morte nelle sue opere". Alla presentazione del libro sono intervenuti Franco Neri, direttore della biblioteca, Osanna Vannucci, presidente dell'Associazione Dockyart, Pina Vicario,  scrittrice ed editrice (Edizioni Agemina) e la professoressa Francesca Sorrentino.

Un nuovo ed originale volume – dunque – all'attenzione di un pubblico più vasto – dopo una faticosa ricerca biografica su una scrittrice e giornalista particolarmente attiva nel panorama della cultura internazionale. In questo caso si tratta di un saggio prezioso, documentato e attento alla ricostruzione delle esperienze, dei fatti e degli eventi narrati, che sicuramente stimola di più a conoscere meglio l'opera e la filosofia di vita di Oriana Fallaci.
Nicoletta Corsalini è una appassionata studiosa del personaggio. In questo volume, ricco di documenti, di lettere, di articoli e di fatti inediti, intrisi di profondi passaggi emotivi, traccia brillantemente un'analisi letteraria della scrittrice, esaltando l'inventiva di un lessico piacevole, segnato da una vis espressiva efficace e coinvolgente.
Le tematiche fondamentali dell'opera della Fallaci vengono estratte con cura, per evidenziare il groviglio sentimentale di un vissuto trascinato fino alla morte.
Amore, vita e morte consentono al lettore di cogliere problematiche sempre attuali che schiacciano i valori umani. Nonostante ciò, anche se talvolta l'esistenza è brutta, lo spirito riflessivo personale inspiegabilmente vola in alto. Pulsano gli enigmi e le contraddizioni dovute ad una ratio inafferrabile e terribile. Riaffiora il peso delle delusioni. Lo smarrimento spinge verso l'ignoto. Ma, in punto di morte, si riesce a cogliere il sussurro di un bacio, il piacere di un cibo, la scossa di una gioia che riscatta le lacrime e ogni tipo di sofferenza e di perdita ideale.
Insciallah. Nella vita – in definitiva – si può trovare il bene che riscatta il male. Così ritorna con vigore la voglia di amare, di desiderare e di lottare per raggiungere una meta. Ritornano di nuovo le paure, le debolezze e le sfide che l'uomo deve assolutamente vincere se vuole sopravvivere.
In "Se il sole muore" la riflessione della Fallaci è graffiante e lapidaria: "Abbiamo paura della morte, del buio. Non vorremmo morire: però la morte esiste, partoriamo figli che partoriranno altri figli, all'infinito, e questo ci regala l'eternità. Non dimentichiamolo: la Terra può morire, può esplodere, il sole può spegnersi, si spegnerà. E "Se il sole muore", se la Terra muore, se la nostra razza muore con la Terra e il Sole, allora anche ciò che abbiamo fatto fino a quel momento muore. E muore Omero, e muore Michelangelo, e muore Galileo, e muore Leonardo, e muore Einstein, e muoiono tutti coloro che non sono morti perché noi viviamo, perché noi li pensiamo, perché noi li portiamo dentro e addosso. E allora ogni cosa, ogni ricordo, precipita nel buio con noi. Salviamoli, dunque, salviamoli". Riflessioni risalenti al lontano 1965, sempre attuali.
Nei suoi scritti Oriana Fallaci si impone come donna sensibilissima, tutta al femminile. Denuncia ogni forma di ingiustizia. Rilancia la stagione dell'amore. Privilegia Eros, l'amore, le pulsioni che animano la vita. Riflette su Thanatos, la morte, quella forza dal cuore di ferro che tenta di distruggere ogni esperienza umana. Nel romanzo "Penelope alla guerra" , alla fine degli anni Sessanta, anticipa di gran lunga le tematiche sul ruolo della donna nella società.
 
"La protagonista rifiuta di essere una Penelope che tesse la tela, mentre a casa aspetta Ulisse partito per la guerra. Desidera, invece, come Ulisse, vivere nuove esperienze e viaggiare alla scoperta di Paesi, per lei sconosciuti e misteriosi, come l'America".
La Fallaci mostra un carattere battagliero nel descrivere la realtà. Grida contro i soprusi e gli imbrogli. Ricerca la verità in tutto ciò che accade. E la riferisce intrecciando abilmente nelle sue comunicazioni lo stile del giornalismo con quello della letteratura.
Nicoletta Corsalini è bravissima a tirar fuori in ogni testo della Fallaci il palpito di un io narrante fertile e particolarmente riflessivo su questi argomenti che animano ogni filosofia di vita.
Dopo il libro di narrativa "Sassi sulla strada", scritto assieme ad Antonio Ranellucci, una silloge di racconti di donne umiliate e violentate nel passato nella piccola realtà rurale di Bonefro, Nicoletta Corsalini continua ad arricchire la sua rassegna libraria con questa nuova edizione sulle opere della Fallaci. E a veicolare – tra passato e presente – il senso che bisogna dare al nostro tempo in difesa della dignità umana. Ha conseguito importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali.
Il saggio su Oriana Fallaci è stato premiato recentemente al Concorso Nazionale Nerosubianco, tenuto a San Marco dei Cavoti, in provincia di Benevento. Un riconoscimento – pertanto – senz'altro meritato da Nicoletta Corsalini – profonda conoscitrice del linguaggio della poesia – impegnata ad onorare le sue origini molisane con l'arte della parola, intrisa di costrutti lirici e di profili lessicali che portano chiunque ad amare i suoi scritti, a riflettere sulle antinomie del nostro tempo e sulla enigmatica dimensione dell'io.
Luigi Pizzuto

Recensione di EMILIO DIEDO (da www.literary.it)

Nicoletta Corsalini, grazie a quest’ulteriore pubblicazione, dimostra d’essere scrittrice a tutto tondo. Dopo almeno quattro deliziose sillogi poetiche (dal 1999 al 2012) ed una significativa raccolta di racconti (Sassi sulla Strada, del 2014) a quattro mani, con Antonio Ranellucci, in cui è denunciata l’umiliante situazione delle donne continuamente vittime di violenza sia corporale sia psicologica, ora si presenta col biglietto da visita della saggista. E che saggista! di prim’ordine. Affrontando l’ostica, complessa, ma di contro affascinante materia monografica sulla scrittrice, giornalista e narratrice, Oriana Fallaci (Firenze, 29 giugno 1929 † 15 settembre 2006). Personaggio ormai assurto a mito d’uno spregiudicato scrivere. Querelle tutte le volte di realtà nude e crude, più che mai attuali nel loro scritturale compiersi, frutto di pericolose missioni giornalistiche, di molteplici reportage al cardiopalma. Nell’appropriarsene, la Fallaci in più d’un’occasione ha messo a repentaglio la vita, per cercare di carpire l’ebbrezza d’uno spot sensazionale e, più in senso lato, d’una letteratura avvolgente, confezionando notiziari-narrazioni d’un interesse sconvolgente. Avventure che forse le erano congeniali per innata predisposizione al rischio qualora vi fosse una concreta drammatica realtà da estrarre, come il coniglio da un cappello, dalla penombra d’una cronaca per varie motivazioni affossata, congelata nell’acerbo limbo della storia mancata. Storia ovviamente da intendersi precipuamente, in questo specifico passaggio, come materia scolastica e non esclusivamente quale movente narrativo. «Il percorso umano e artistico di Oriana Fallaci è stato anche un viaggio alla ricerca del significato dell’essere uomo, delle antinomie legate alla sua esistenza, alla sua moralità, all’esternazione dei sentimenti, all’uso della ragione». È ciò che, assai obiettivamente, scrive Nicoletta Corsalini a p. 65, cfr. § 2. Per non morire insieme al sole.
   Il triangolo amore vita morte, triplice elemento di studio, eloquentemente esternato nel titolo del saggio, è dunque una sorta di metronomo che scandisce un modus vivendi prima ancora che una modulistica di scrittura giornalistica e narrativa. Il vissuto della Fallaci, tra lavoro e passione, ha lasciato ai posteri uno stampo di ‘terrestre eternità’ (la sua vita, sconfinante nell’infinità della memoria), incorniciata, e suggellata dalla sua dipartita, nell’amore, in tutti i sensi (concettuale e materiale), complementare nell’idea somatica.
  La Fallaci, a partire dal 1958 e fino al presente, ha pubblicato una ventina di romanzi, anche oltre la sua dipartita (ben quattro postumi). Ed altrettanti rilevantissimi articoli di portata internazionale, scrivendo, tra le varie testate giornalistiche, per L’Europeo ed il Corriere della Sera. Dall’altra parte della medaglia, ossia nel verso passivo che la riguarda, oltre al presente segmento della Corsalini, una marea di opere critiche si sono succedute su di lei, tra virtuale e cartaceo. Una letteratura vastissima se la si rapporta agli appena otto anni dalla sua scomparsa.
   Furio Colombo, citato da Nicoletta Corsalini ad ampio, illuminante, molto raziocinante esergo nell’Introduzione, anticipa le più palesi peculiarità, quelle doti che fanno di Oriana Fallaci la scrittrice-giornalista impegnata ed incisiva, riassumendole in: «forza, intelligenza, documentazione, esperienza, bravura, persino femminilità». La sua connotazione, iscritta nel dna, di non voler avere padroni l’avrebbe elevata ad una «parità assoluta», come a voler dire: «provate voi a fare quello che una donna può riuscire a fare, quando s’impegna davvero e quando lotta davvero per farlo», cfr. p. 21.
   Inequivocabili i richiami che la Corsalini evidenzia sottolineando l’ambiguità ideologica della Fallaci nell’identificare e soppesare la vita e la morte. Riferimenti talora manifestati in maniera nettamente demarcata ma spesso e volentieri in un modo pressoché coincidente. O quanto meno convergente, decretando l’assorbimento dell’una nell’altra e viceversa. Molto spesso, dal punto di vista etico, con espansioni anche esacerbanti, davvero acide, o se non altro frutto di troppo perentoria, impulsiva riflessione.
   Analogamente accade per il concetto di Dio, che si perde nelle contraddizioni sorreggenti realtà effettiva e filosofia. Simbolico il brano che la nostra saggista rievoca dalla letteratura della Fallaci, a p. 59: «Ti ci mettono [al mondo] e basta: se addirittura non pretendono che tu ne sia grato perché “la vita è un dono di Dio”».
   Più per esteso Nicoletta Corsalini, coinvolgendo il terzo elemento, preannunciato per primo nel sottotitolo, l’amore, altrettanto primario e basilare nello studio della Fallaci, osserva quanto siano emergenti «i dubbi sull’esistenza di Dio, il rapporto problematico donna-uomo, i diversi e controversi modi di vivere l’amore, la solitudine dell’individuo», cfr. successiva p. 60. Non è un caso che in Penelope alla guerra (ed. 1962) la giornalista si personifichi nei panni d’una Giò (Giovanna) che voleva apparire, anche nel nome, non molto dissimile alla mascolinità.
   In detto romanzo oltretutto è anticipata in maniera parossistica la serie di domande, troneggianti come il lampo che prelude al temporale, più nitidamente poste in Niente e così sia e in Un uomo: «Dimmi, l’amore, cos’è?»; «La vita, cos’è?»; «E la morte, cos’è?».
   È allora doveroso far notare come nella risposta riguardante l’amore si possa cogliere l’eloquenza d’una cosmica apertura, esaustiva, onnicomprensiva ed assiomatica: «Ogni amore è lecito quando si tratta di autentico amore». Pensiero comunque pressoché analogo circa le altre due argomentazioni comprimarie, vita e morte. In tutte e tre emerge l’esistenza quale gravitazionale forza cosmica, antropocentrica.
   Ma sono tanti gli esempi che la nostra saggista trae dalla ricca letteratura della Fallaci, cogliendo proprio il triplice presupposto dell’analisi in questione.
   È oltremodo evidente, e, considerato il temperamento della Fallaci, non potrebbe essere diversamente, come il suo intimo rapporto con il mondo non potesse essere diverso. Si pensi alla sua duplice mancata maternità – cfr. Lettera a un bambino mai nato – ed al suo principale, turbato e drammatico rapporto amoroso con Alexandros Panagulis – cfr. soprattutto Un uomo –, nonché alla sua plurima esperienza di reporter, che in più d’un’occasione vide messa seriamente a repentaglio la vita, fino al punto d’una mancata – in maniera estremamente grottesca, dal lato emozionale – fucilazione.
   La Corsalini ha evidenziato fin dall’inizio la particolarità principale dello scrivere romanzi della Fallaci, ponendola in un movimento letterario cosiddetto The New Journalism, ch’esordì nei primi anni ’60 in America, grazie a Tom Wolfe, Norman Mailer, Truman Capote, Joan Didion, Terry Southern, Robert Christgau, Gay Talese, Hunter Stockton Thompson ecc., che, nella sostanza, sposa il giornalismo alla narrativa. Dando luogo alla genesi del romanzo-reportage, noto anche come Nonfiction novel. Un «narrare storie vere con personaggi reali», cfr. Nicoletta Corsalini alle pp. 25-26. E spesso, nel caso della Fallaci, il suo «romanzare eventi e fatti di cronaca» corrisponde ad una «biografia romanzata», in quanto trattasi di parentesi autobiografiche, cfr. p. 43.
   In conclusione posso certificare che la penna di Nicoletta Corsalini, con questo profondo, ben curato saggio, basato sulla speculazione della totalità degli scritti della Fallaci, ha saputo magistralmente esprimere al lettore la sua immancabile bravura, d’indagine oserei dire ermeneutica. Ben oltre l’esegesi. In un settore della letteratura molto particolare, tanto praticato ma non sempre rispettato a dovere. Sì, v’è riuscita, e benissimo anche. Mettendo in risalto, precisamente a fine lavoro, ossia al punto giusto, ed è quello che mi accingo a fare io, l’idea che «Oriana Fallaci […] attraverso le pagine dei suoi libri continuerà a srotolare domande sull’enigma chiamato vita, su Eros e Thanatos, a tutti coloro che le leggeranno», cfr. p. 296. 
 

Recensione di NICOLA SAFINA

Il mio professore di Italiano, alle superiori, diceva che L'uomo colto è colui che sa capire e raccontare i sentimenti e le emozioni della persona umana. In questo senso, nel senso più vero, Nicoletta Corsalini è persona di cultura, perché ha saputo accostarsi con passione e tenerezza all'opera della Fallaci. Forse ha cercato di imbrogliarci dicendo Amore, Vita e Morte. In realtà, a mio avviso, ha cercato e raccontato delle sue opere soprattutto l'Amore. È andata alla ricerca dei sentimenti: la sofferenza, il dolore, il tormento… ma soprattutto l'Amore! Sì, c'è l'inizio, con la Vita, e c'è la fine, con la Morte, ma nel mezzo c'è l'Amore che riempie.
La Fallaci è una figura molto difficile e problematica, donna appassionata alla persona umana e in questo senso anche la Corsalini si dimostra appassionata all'uomo, al suo dolore e alle sue sofferenze.
Io la Fallaci l'ho conosciuta, conosciuta proprio fisicamente, senza saperlo!
A me parve un po' aggressiva e mascolina. Mi incuriosì molto e andai a comprare subito Lettera a un bambino mai nato, uscito alcuni mesi prima. Lo lessi d'un fiato e mi piacque molto, anche se non potevo trovarmi d'accordo sul concetto di Fede come zattera a cui alcuni si aggrappano per comodità, convenienza o pigrizia. Non sempre Dio è comodità e convenienza. Spesso ti crea scomodità e inquietudine.
Il saggio di Nicoletta Corsalini scandaglia in maniera ampia e approfondita tutta l'opera della Fallaci. Non solo della giornalista ma soprattutto della scrittrice. Un lavoro ponderoso, fatto con grande passione, alla ricerca dell'uomo con il suo dolore e la sua sofferenza.
Ma se guardiamo in profondità, prevale l'Amore. L'Amore vince, non la Morte.
Forte come la Morte è l'Amore, così dice il Cantico dei Cantici nella Bibbia. Ciò vuol dire che non è la Morte la più forte, ma l'Amore. Alla fine c'è sempre l'Amore che raccoglie e salva tutto.
 E Nicoletta si accosta con sensibilità e  delicatezza a tutti questi sentimenti e li racconta con la sua scrittura elegante e raffinata. Ma io non vorrei soffermarmi oltre su queste sue caratteristiche, altrimenti si rischia di diventare mielosi e poco credibili!

Recensione di CAROLINA MASTRANGELO  (Da “La Fonte”, settembre 2016)

Non sono una scrittrice ma amo la buona scrittura e quando ho letto, per caso, una raccolta di poesie di Nicoletta Corsalini, per la precisione “La solitudine delle maree”, ho sentito stupore come per qualcosa che rispondeva a una mia esigenza, ad una mia attesa, ma che mi sovrastava. Quei componimenti brevi ed eterei come haiku giapponesi, suscitavano in me intense emozioni e così, quando ho incontrata l’autrice, ho provato la sensazione di conoscerla da sempre, anzi di riconoscerla per chissà quali misteriose affinità.

Su “Oriana Fallaci- Amore, vita e morte nelle sue opere”, già molto è stato detto e scritto da gente più competente di me.
Ciò che ho colto in particolare in quest’opera è il rapporto asimmetrico esistente tra le due donne: inquieta, schiva, tormentata, a volte amara la Fallaci; serena, solare, dolce e spontanea la Corsalini; ed è stata proprio la percezione della diversità a caricare Nicoletta di quella responsabilità che l’ha portata a scavare con puntigliosità nei vissuti, nella personalità, nella psicologia di Oriana; a cercare un ritmo per sintonizzarsi con il suo respiro, con le sue pulsazioni più profonde fino a “perdersi” nell’altra; e ci è riuscita perché tra donne c’è assonanza emotiva, empatia, complicità in virtù, forse, di un destino comune inscritto negli archetipi del genere.
Il saggio ha, secondo me, una funzione propedeutica, infatti esso aiuta ad interpretare, a spiegare, a capire meglio gli scritti della Fallaci e ci conduce per mano dentro la storia della vita, degli amori, dei dolori, della morte della giornalista.
L’opera è resa vibrante e appassionata, da quel tocco di femminilità che imprime anche ad un saggio la levità della poesia. Lo stile sobrio e terso, il linguaggio non tecnico, ma essenziale, elegante, scorrevole e privo di sovrapposizioni artificiose stimolano alla lettura e rendono il libro gradevole come un testo narrativo che tratta di una storia vera, avventurosa e sofferta.
Sorprendenti e nuove sono le foto di copertina che ci mostrano un’Oriana inedita, affascinante e frivola come una diva di Hollywood.
Questo saggio va letto per la veste grafica chiara e riposante, per il suo contenuto interessante e perché, in questi tempi di crisi della parola scritta, non guasta l’esempio di bellissimo italiano di Nicoletta Corsalini.

 Recensione di MONICA FLORIO (da www.literary.it)              

Come copertina della sua dettagliata biografia su Oriana Fallaci, Nicoletta Corsalini ha scelto un’istantanea poco nota che mostra la giornalista volteggiare nelle acque di una spiaggia veneziana mentre era in corso il Festival del Cinema.

Questa posa da diva, ricordo dell’estate del 1960, appare in contraddizione con l’immagine forte e dura che la Fallaci ha lasciato di sé attraverso i suoi scritti e rivela la “vis comica” di un personaggio complesso e scomodo, di cui resta traccia nel romanzo “Un cappello pieno di ciliegie”, epopea familiare apparsa postuma nel 2008.

Sempre in prima linea, la scrittrice fiorentina ha eletto i temi dell’amore, della morte e della vita a elementi portanti della sua produzione, nella quale si intrecciano letteratura e giornalismo (i romanzi-reportage, frutto della sua esperienza come corrispondente di guerra in Vietnam e Libano), lavoro e scrittura, realtà e fantasia.
A una figura così estrema la Corsalini si è accostata con rispetto e obiettività, senza trascurare nella sua indagine la donna con le sue fragilità e il coraggio mostrato persino durante la malattia, il cancro, l’unico nemico a cui si è arresa.
Ne è scaturito un libro coinvolgente e ben documentato, efficace nel ripercorrere, attraverso la vicenda personale di questa leggenda del nostro tempo, la Storia che la travalica e che lei da cronista ha saputo così bene raccontare.

Recensione di LUANA CECCHI

"Oriana Fallaci. Amore, vita e morte nelle sue opere" , saggio di Nicoletta Corsalini, (Edizioni Agemina, 2014), è un'opera importante per il contenuto e per il personaggio che tratta: Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice, che ha lasciato un segno nella letteratura del Novecento e nella storia del giornalismo. Con una ricerca appassionata e anni di studio delle sue opere, Nicoletta, grande ammiratrice di Oriana, ne ha analizzato gli aspetti più significativi, soprattutto quelli legati ai temi dell'amore, della vita e della morte. Ne è scaturito un ritratto vivo e attuale non solo della Fallaci donna ma anche dei rischi corsi mentre realizzava servizi giornalistici in zone di guerra, inoltre, si evidenziano i contenuti delle sue opere, che trattano anche delle atrocità delle guerre, delle torture e della perdita di vite di giovani soldati e di civili inermi. «Ah, la guerra… la morte…. Com'è brutta la guerra, com'è brutta la morte» (“Niente e così sia”), è la frase che racchiude i suoi pensieri e le sue inquietudini, frase citata all’inizio del libro.
Nicoletta Corsalini ha tracciato un profilo storico-letterario della scrittrice sul filo della passione, scegliendo con cura frammenti tratti dalle sue opere, analizzando i momenti più duri e tragici della sua esistenza. Nel volume ritroviamo analizzati i grandi capolavori della scrittrice fiorentina, come: “Lettera a un bambino mai nato", "Un Uomo", "Inschiallah", "Un cappello pieno di ciliege" (romanzo pubblicato postumo), ecc. Viene evidenziato il valore che la Fallaci attribuisce alla vita, la sua avversione per la morte e il coraggio col quale affronta "l'Alieno", il male incurabile che la porterà alla morte il 15 settembre del 2006. Questo libro, appassiona e fa riflettere sui messaggi che Oriana ha lasciato nelle sue opere. La copertina si avvale di una splendida foto inedita del M°. Paolo Di Paolo, che ritrae Oriana giovane e felice.

Recensione di DANIELE MENCIASSI (da www.edizioniagemina.it)

«Il libro che Nicoletta Corsalini ha scritto sull’opera letteraria di Oriana Fallaci è un bel libro, ben scritto, scorrevole. Più che un saggio di “critica letteraria” in senso tecnico, è un gradevole “invito alla lettura” in cui la Corsalini, come un’esperta affabulatrice, guida il lettore nei meandri delle trame e dei personaggi fallaciani alla ricerca di quel comune denominatore che è la rappresentazione dell’amore, della vita e della morte nel loro continuo mischiarsi. Invece di analizzare (e spesso “giudicare”) aridamente la tecnica narrativa e della scrittura della grande Autrice fiorentina, cosa che hanno fatto altri saggisti, la Corsalini (che è scopertamente una appassionata estimatrice di Oriana Fallaci) ha deciso di puntare sulla costruzione “umana” delle storie raccontate, sul carattere e la psicologia dei personaggi. Così che il lettore si ritrova, affascinato, a scoprire quel che c’è dietro (e dentro) a un romanzo o libro della Fallaci. In conclusione, questo è davvero un bel libro, sulla cui copertina spiccano foto inedite (da cinquant’anni!) dell’Oriana al Lido di Venezia, opera del M° Paolo di Paolo, che si deve ringraziare per questo cammeo. E quindi, infine, almeno con questo saggio si deve ammettere che è stato centrato lo slogan che la piccola Edizioni Agemina riporta sul proprio sito: “Solo la qualità può rendere grande la piccola editoria”.»


Nota critica di LUCIANO NANNI (da www.literary.it)

Saggistica. Più che mirare a una puntigliosa e ‘filologica’ biografia, la Corsalini, con quello stile limpido e immediato che le riconosciamo, segue l’iter umano – e ovviamente anche bibliografico – della Fallaci, giornalista e scrittrice le cui opere, come Lettera a un bambino mai nato (1975) oInsciallah (1990) hanno raggiunto una notorietà non solo ‘storica’, ma letteraria, in quanto ancora seguite dai lettori e conosciute pure dai profani. La Fallaci, a differenza di certi giornalisti-scrittori, pone un’attenzione alla scrittura (p. 22) tecnicamente definibile come acribia, che però non si perde in preziosismi, ma è posta al servizio della comunicazione (tratti che ritroviamo, forse per affinità, nella Corsalini). L’orrore per la morte è testimoniato in prima persona: si veda la corrispondenza dal Vietnam, e così le atrocità delle guerre, o la macabra fantasia di taluni sedicenti esseri umani che infliggono sofferenze al prossimo (cfr. p. 164 e ss.). Un libro che si legge come un romanzo e ci mostra in ogni suo aspetto un’autrice i cui scritti rappresentano la coscienza civile del nostro tempo.


Nota critica di ELIO FRANZIN (da www.literary.it)

Oriana Fallaci, è nata il 29 giugno 1929 a Firenze e vi è morta il 15 settembre 2006, quasi dieci anni fa, ma alcune sue prese di posizione, in particolare quella sui rapporti fra l'Europa occidentale e l'emigrazione di massa degli arabi hanno avuto une enorme risonanza e sono riemerse davanti alle meno recenti (Charklie Hebdo) o più recenti (Bataclan) tragiche stragi parigine.
La lettura del volume che le ha dedicato Nicoletta Corsalini è inevitabilmente preceduta dalla visione delle fotografie di Paolo Di Paolo, due delle quali pubblicate sulla copertina, nelle quali Oriana, nell'estate del 1960, assume atteggiamenti di qualche aspirante attrice sulla spiaggia del Lido di Venezia durante la Mostra del cinema.
Le fotografie sono espressione del sarcasmo della giornalista, saggista, polemista e scrittrice fiorentina nei confronti dell'uso dell'immagine del corpo femminile mercificato o piuttosto inconscia manifestazione della sua profonda ma ferita e mai completamente realizzata femminilità ? La mancata maternità, la morte del suo compagno Alekos Panagulis hanno conferito un carattere tragico a momenti fondamentali di Oriana. Momenti di dolore intenso da rispettare. Ferite incancellabili.
Confesso di avere avuto l'impulso, la tentazione di non continuare nella lettura del volume, rigetto aggravato da due parole del sottotitolo “amore” e “morte” come se proseguire nella lettura violasse l'intimità della donna Fallaci. Per superare il rifiuto mi sono riletto con molta attenzione la nuova edizione ampliata e riveduta della sua “Intervista con la storia”. Sono 26 interviste pubblicate, negli anni dal 1969 fino al 1976, con famosi protagonisti della vita politica internazionale, personaggi politici della storia contemporanea. Lo stile e la tecnica dei “medaglioni” che Oriana a dedicato ad essi sono inconfondibili e irripetibili.. Ma le cosidette “interviste”, domande dirette, molto franche, spesso irrispettose o anche brutali, e le risposte degli intervistati sono in realtà delle appendici ai profili che le precedono nei quali Oriana dà la prova della sua accanita capacità di documentarsi sulla biografia e sulla attività degli intervistati i quali sono messi in condizione di non potersi sottrarre all'esame della giornalista.
Non mi pare che nella storia del giornalismo italiano vi sia mai stato un giornalista del livello di Oriana. Oriana ha appartenuto a una generazione di giornalisti successiva a quella di coloro che come ad esempio Indro Montanelli, Curzio Malaparte e tanti altri si sono formati e hanno esercitato la professione durante il ventennio fascista.
Si è formata in una famiglia di orientamento antifascista dove suo padre e suo zio hanno partecipato alla lotta armata di liberazione nazionale contro il nazifascismo. E Oriana ha avuto un ruolo rischioso anche durante la Lotta di Liberazione nazionale a Firenze assieme ai suoi parenti.
Per avere una conferma del livello di professionalità di Oriana basta rileggere l'intervista dell'agosto 1975 a Ahmed Zaki Yamani, l'inventore dell'OPEC, l'organizzazione dei paesi produttori di petrolio, per avere la conferma della capacità della giornalista fiorentina di documentarsi e di capire quella che era la maggiore contraddizione del mondo globalizzato , la fonte di energia rappresentata dal petrolio e nello stesso tempo di analizzare gli enormi ostacoli al processo di modernizzazione dei paesi arabi suoi produttori.
Grandissima giornalista ma dotata di una cultura politica non priva di contraddizioni e di limiti.
La vita politica è fondata sulla distinzione fra dirigenti e diretti. Finora questa divisione non è mai stata superata. Non è certo la demagogia, l'agitazione libertaria che consente di superare l'esistenza di questa separazione fra dirigenti e diretti. Anzi questa visione troppo elementare della vita politica consegna i suoi sostenitori sostanzialmente disarmati davanti ai conquistatori dei poteri politici o statali.
L'intervista di Oriana a Henry Kissinger è una prova. Oriana diventa sostanzialmente una informatrice di Kissinger sulla situazione della guerra vietnamita. Si trasforma in intervistata dall'astuto assistente di Nixon.
Nei confronti del mondo politico degli USA la Fallaci dimostra una rara volontà e capacità di far conoscere l'arroganza, l'ipocrisia, le infamie della classe dirigente USA nei confronti del deputato Otis Pike il quale aveva raccolto nel suo rapporto una documentazione schiacciante sui delitti della CIA in tutto il mondo.
Questo fu uno dei rarissimi casi nel quale anche la tenacia di Oriana fu bloccata dalla reticenza USA nel conoscere e nel far divulgare nomi degli uomini politici italiani mediante i quali che la superpotenza finanziava alcuni partiti . Riuscì a conoscerne soltanto tre. Di due essi, il generale Miceli e il banchiere Sindona rivelò i nominativi, ma non quello del terzo, terzo, sconvolta dall'incredulità, era un parlamentare del Partito socialista italiano.
Oriana in questo caso non ha soltanto perduto una ottima occasione professionale e politica ma anche probabilmente la solidità dei suoi rapporti con i socialdemocratici fiorentini o toscani. Peccato !
Da dove viene un livello professionale, come quello raggiunto in modo indiscutibile, sia a livello nazionale che internazionale, un tale accanimento nello scoprire la verità e nello scriverla ?
E' noto e accertato che il successo professionale delle donne ha dei costi molto più alti di quello dei loro colleghi maschi. Certamente dalla partecipazione della giornalista alla Lotta di liberazione nazionale, dal laicismo di suo padre e di suo zio che avevano aderito al Partito d'azione, dal suo carattere di toscana, dall'incoraggiamento ricevuto dallo zio giornalista.
Ma vi sono, malgrado la ricerca appassionata di Nicoletta Corsalini, altri elementi che sfuggono della complessa personalità di Oriana che certo non fu fortunata sia nel suo amore appassionato con Alessandro Panagulis sia nel suo profondo istinto di madre. L'aspirazione di Oriana alla maternità non si è realizzata. E' questo è quasi certamente, per quello che appare dalla lettura del libro di Nicoletta Corsalini, da parte di un lettore maschio inevitabilmente ottuso e rozzo, l'elemento tragico della vita movimentata, troppo movimentata, spesso della scrittrice fiorentina.
Elio Franzin
Pubblicata su Literary nr.5/2016

Nota critica di MARIA BRUNO

Ho appena terminato di leggere il libro di Nicoletta Corsalini sulla Fallaci e l'ho trovato bello ed interessante, oltre che ben strutturato.
È ricco di informazioni sulla complessa personalità di una donna forte eppure fragile di fronte alla vita e all'amore. Leggerlo mi ha avvicinata ad un personaggio di cui ignoravo le mille sfaccettature, me lo ha reso meno distante perché guardando oltre la durezza delle posizioni che assumeva, ho potuto scoprire una donna sensibile che in quello che faceva, impegnava mente e cuore. Il suo definire gli scrittori… reclusi volontari nella solitudine atroce di una stanza… persone che all'apparenza chiudono il mondo fuori rinunciando a goderne, eppure sanno raccontare la vita più di quelli che si godono il sole, l'aria, la compagnia degli altri rivela quanto il suo animo fosse tormentato dal bisogno di trasferire su un foglio bianco, il suo sentire. Sensazioni che chi scrive, ben conosce.
La copertina è bellissima. L'immagine della gioia e della voglia di vivere.
Mi è piaciuto molto e mi complimento con l'autrice e con la casa editrice. Dietro ogni opera selezionata e ben riuscita, c'è il lavoro serio ed instancabile di chi scrive, ma anche di Pina Vicario e dell'Agemina.

 

 

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